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Scuola di atletica - sono aperte le iscrizioni - inizio attività Ottobre

VI Edizione Villa Ada Race anno internazionale delle foreste

Corriamo Insieme
a Villa Ada
tutti i sabato e domenica alle 10.00
Ingr. Via di Ponte Salario-Laghetto

A proposito di corsa

La Maratona – Programmare la Preparazione

Introduzione

La qualità fisiologica fondamentale da acquisire come maratoneta è certamente la resistenza. Correre per 42 km e 195 mt (distanza di una maratona) è il requisito essenziale, sia per chi aspira a vincere, che per chi vuole “semplicemente” portarla a termine. La prima diversificazione si manifesta nel momento in cui il maratoneta ambisce a migliorare la propria prestazione; in questo caso è necessario disporre di resistenza alla velocità (tenuta del ritmo gara o ritmo maratona). Le due caratteristiche sopraelencate costituiscono i concetti base della maratona che devono essere integrati da mezzi di allenamento specifici per migliorare: la soglia aerobica; la potenza aerobica; la forza muscolare specifica.

La soglia anaerobica

Quando si parla di soglia anaerobica, ci si riferisce al momento in cui i muscoli iniziano ad accumulare acido lattico. Tale soglia, che può essere calcolata con il test di “Conconi”, corrisponde ad un ritmo di corsa che si può tenere per un periodo che in media va dai 35 ai 40 minuti per i podisti ben allenati, tempo che diminuisce per i principianti, mentre aumenta per gli atleti di alto livello. Una soglia anaerobica più elevata permette di ritardare il momento in cui i muscoli accumulano acido lattico. La soglia anaerobica rappresenta la “cilindrata del motore”: quanto più è elevata tanto maggiore è il rendimento in gare che hanno la durata di 12-15 chilometri. Questo aspetto specifico non deve essere sottovalutato nella preparazione per la maratona (anche se in maratona si corre dalle due ore del primato mondiale alle tre ore e più), basti pensare che il ritmo maratona rappresenta una frazione percentuale della soglia anaerobica, quindi più elevata è la soglia più elevato risulta il ritmo maratona.

La forza muscolare specifica

Un buon tono muscolare consente di avere un’efficiente azione di corsa e quindi un minor costo energetico che si traduce in maggior rendimento. Questa caratteristica è fondamentale in maratona, gara in cui l’esaurimento delle scorte di glicogeno è sempre in agguato. Una carenza della forza muscolare può essere complicante dopo il 30° km di gara, quando la fatica inibisce le capacità contrattili dei muscoli rendendo l’azione di corsa pesante e poco redditizia. Migliorare il tono dei distretti muscolari direttamente coinvolti nella meccanica di corsa, permette non solo di correre con buona efficienza la prima parte di gara, ma di mantenere inalterato il ritmo soprattutto dal 30° km in poi.

Mezzi di allenamento per preparare la maratona

Nella preparazione del programma per la maratona ci sono elementi di condizionamento che sono divisi in fondamentali e secondari, relativamente alle capacità specifiche che stimolano. Chi si avvicina per la prima volta ad un allenamento così impegnativo troverà beneficio dal condizionamento della corsa programmata a prescindere dalle caratteristiche che andrà a sollecitare. Per ottenere miglioramenti cronometrici dovrà però, dopo la prima fase di aggiustamento, dedicarsi al successivo adattamento con specifici sistemi, meglio se con l’aiuto di una guida esperta e comunque sempre munito di buon senso. I mezzi fondamentali di allenamento per la maratona sono: lunghissimo; ritmo maratona; ripetute lunghe. I mezzi secondari sono: ripetute medie; interval training; sprint in salita. Intervallata alle sedute specifiche di allenamento la corsa lenta rappresenta un allenamento importante, costituendo una forma di “rilassamento muscolare”. Correndo a ritmo lento si riattiva la circolazione sanguigna nei gruppi muscolari affaticati, rimuovendo e allontanando i cataboliti della fatica, accelerando così il recupero. E’ consigliabile effettuare le sedute di corsa lenta su terreno pianeggiante, quando possibile su fondo morbido. Particolarmente efficace, per i motivi sopra elencati, risulta far seguire una seduta di corsa lenta ad un allenamento impegnativo, mentre in altre situazioni può essere maggiormente rigenerante un giorno di riposo.

Il lunghissimo

Per lunghissimo si intende un tipo di allenamento che può durare da un’ora e trenta fino a tre ore ed anche oltre. I chilometri percorsi durante la preparazione, per ogni allenamento, possono variare dai 22 ai 36. Esistono controverse scuole di pensiero nell’utilizzo di questo sistema di allenamento; c’è addirittura chi sostiene che il mezzo migliore per allenarsi a correre una maratona è correre, a ritmo del lunghissimo, la maratona stessa; altri sostengono (soprattutto per chi corre la maratona in tre ore) sia sufficiente correre non oltre le due ore, per non sottoporsi ad uno stress eccessivo. Facendo riferimento al buon senso precedentemente citato si può trovare una distanza o un tempo da correre che sia soggettivamente allenante con riferimento alle medie accademiche dei 22-36 km. L’effetto che questo mezzo allenante provoca si riscontra sul numero delle pulsazioni al minuto, che risultano abbassarsi sia a riposo che in affaticamento. Gli scopi per cui si rende necessario sono: adattare l’apparato cardiocircolatorio ad uno sforzo prolungato nel tempo; allenarsi mentalmente a sopportare lo stato di fatica psicofisica per riuscire a correre per 42km e 195mt; abituare l’organismo al consumo dei grassi, con conseguente diminuzione della massa grassa (dimagrimento). L’andatura da tenere deve essere piuttosto blanda, correndo sempre in regime aerobico. Le pulsazioni cardiache, per chi corre con cardiofrequenzimetro, possono oscillare tra le 120 e le 140 al minuto (relativamente alla condizione, all’età e ad altre variabili come il clima ecc.). Molto importante nel lunghissimo è organizzarsi in modo da poter bere almeno ogni 5 km, per idratarsi allungando la resistenza durante l’allenamento, per ricostruire le condizioni di gara (con i rifornimenti appunto ogni 5km) e soprattutto per vedere come risponde il corpo all’assunzione di liquidi durante la corsa.

Il ritmo maratona o medio

Correre al ritmo gara (molto vicino o uguale al ritmo del medio) è un mezzo molto utile nella preparazione perché allena all’uniformità di corsa. Risulta molto importante nella gestione della gara correre alla stessa andatura, sia per il consumo energetico (correre a “strappi”, con andatura non regolare, risulta molto più dispendioso) che per l’aspetto psicologico, con l’andatura costante che porta ad avere piacevoli sensazioni di efficienza, e nel caso di una preparazione ben condotta, a superare molti atleti che non riescono a mantenere il ritmo. La durata dell’allenamento può andare dai 12 ai 21 km con pulsazioni che possono variare tra le 150 e le 165.

Le prove ripetute

Le ripetute sono tratti di corsa varianti dai mille ai cinquemila metri, eseguite a velocità piuttosto elevata, con un recupero basato sulla velocità di percorrenza. In funzione dell’allenamento per la maratona le ripetute devono essere corse più “lente”, mentre fondamentale diventa il recupero che deve essere sostenuto, in modo da coprire i mille metri di intervallo tra una ripetuta e un’altra con il tempo di 30” più lento rispetto alla ripetuta. Questo mezzo risulta allenante per gli stimoli fisiologici e per l’adattamento dell’organismo ad alternanze di intensità, utili nel caso si verifichino crisi in gara. Il numero delle ripetute può variare dalle 6 alle 12 per i mille metri, con mille metri di recupero; dalle 3 alle 5 per i duemila metri, con mille metri di recupero; dalle 2 alle 4 per i tremila, con mille metri di recupero. Le distanze più lunghe (quattromila e cinquemila) possono essere inserite nel contesto della preparazione, precedendo o posticipando, quelle più corte; in ordine crescente o decrescente. Questa articolazione dell’allenamento denominato “piramidale” può essere utile, anche se di difficile interpretazione, soprattutto per atleti più esperti. Le pulsazioni cardiache possono salire fino a 180 battiti nelle ripetute per scendere a 135 nel recupero.

Interval training

E’ un ottimo allenamento che risulta però essere classificato tra i mezzi secondari nella preparazione della maratona. Per interval training si intende un tipo di allenamento che si basa sulla ripetizione di tratti di corsa stabilita per distanza o tempo.In relazione alla distanza si possono correre tratti dai 200 ai 500 metri, con la fase di recupero, corsa a ritmo più lento, che copra la stessa distanza del tratto veloce. Le prove a tempo possono andare dai 3 ai 5 minuti, con un recupero pari al tempo di esecuzione del tratto veloce. Il numero delle prove può variare dalle 15 alle 25 per i tratti più brevi, dalle 10 alle 20 per i tratti più lunghi. Il numero delle pulsazioni per minuto può raggiungere le 180 per scendere nella fase di recupero a 130. Un allenamento che produce simili adattamenti è il fartlek (letteralmente gioco di velocità). Anche questo allenamento è basato sulla corsa continua con alternanza di velocità; si differenzia dall’interval training per la gestione dei tratti di corsa che vengono effettuati senza una preventiva organizzazione, ma assolutamente a “sensazione”, questo sia per i tratti veloci quanto per i recuperi. I benefici che si ottengono da questo tipo di sollecitazioni sono riconducibili al miglioramento dei meccanismi aerobici e di produzione di ATP (adenosintrifosfato), ottimizzando l’intervallo tra la produzione e lo smaltimento dell’acido lattico evitandone l’accumulo; questa è essenzialmente la caratteristica che consiglia di inserire questi allenamenti tra i mezzi secondari per preparare la maratona, dove diversamente si cerca di costruire un meccanismo che non accumuli acido lattico (che inibirebbe la prestazione) e al contempo sia efficiente nello smaltimento dello stesso al suo eventuale manifestarsi, sfruttandolo come forma di energia alternativa.

Le salite

Altro allenamento considerato secondario per la preparazione della maratona è costituito dalla corsa in salita, che risulta però fondamentale per migliorare le capacità del cuore e il suo dinamismo nel pulsare sangue verso i muscoli; oltre allo sviluppo della resistenza e all’impiego della forza, con questo allenamento, si affina la tecnica di corsa. L’allenamento in salita si differenzia per corsa continua o ripetute, le ripetute si differenziano ulteriormente in brevi, medie e lunghe. Le ripetute brevi, da 50 a 100 mt, vengono corse su tratti piuttosto ripidi con impegno sub massimale, con uno stimolo dei battiti che raggiunge le 170-190 pulsazioni. Le ripetute medie, da 200 a 500 mt, vengono corse su pendenze intorno al 10-12%, mentre le ripetute lunghe, dagli 800 mt ai 2 km, vengono corse su tratti di strada non eccessivamente ripida, con una impegno pari all’80-85% delle proprie possibilità. Le prove di corsa continua in salita vengono percorse su distanze variabili dai quattro ai dieci chilometri, sono considerate molto importanti per l’adattamento che provocano alla fatica muscolare e psicologica. La corsa in salita potenzia i distretti muscolari che più sono coinvolti nella dinamica di corsa, in particolare le ripetute brevi costringono ad un impegno notevole, coinvolgendo, potenziandoli: quadricipiti, glutei, femorali e polpacci.

Gli allunghi

Sono tratti lunghi 80-100 mt, corsi a ritmo gara in assoluta scioltezza, su terreno pianeggiante. Effettuati a fine allenamento hanno lo scopo di defaticare la tensione muscolare.

Il test “Conconi”

Per effettuare il test, ideato dal Professor Conconi (Biochimico dell’Università di Ferrara), occorrono un cronometro ed un percorso ben misurato, meglio se una pista di atletica. Le indicazioni fisiologiche fornite dai risultati del test risultano molto preziose per la definizione della soglia anaerobica, subordinatamente alla quale, con semplici calcoli matematici, si possono ottenere tutti i riferimenti necessari all’impostazione dei ritmi di allenamento. Mettendo in relazione velocità di corsa e frequenza cardiaca si può determinare quale sia la correlazione tra l’impegno cardiaco e la produzione di acido lattico, quindi, la transizione da attività aerobica ad attività anaerobica. In pratica il test consiste in una progressione di ritmo, effettuata dopo adeguato riscaldamento, che da una partenza a ritmi di andatura blanda deve progressivamente raggiungere velocità massimali, proporzionali al soggetto che si sottopone al test. Per avere un risultato attendibile è fondamentale il dosaggio delle risorse e la gradualità della progressione. Durante il test ogni passaggio, relativo ai 100 metri, deve essere registrato come tempo di frazione e relativa frequenza cardiaca. I dati memorizzati vanno così trascritti su di un grafico con la velocità di corsa riportata sull’asse delle ascisse e la frequenza cardiaca su quella delle ordinate. La durata della prova non dovrebbe essere inferiore agli 8 minuti, tempo che si ritiene sia indicativo per il raggiungimento dei livelli di massima frequenza cardiaca. Riportati i dati sul grafico si può notare come all’incremento del ritmo ci sia un proporzionale incremento delle pulsazioni, fino al punto in cui la frequenza tende a stabilizzarsi vicino ai valori massimi e non ha più un incremento regolare, il grafico perde linearità, la curva di deflessione che ne scaturisce determina l’accumulo di acido lattico. Per il calcolo della velocità di corsa si deve moltiplicare il tempo ottenuto nella frazione di 100 metri per 10, ottenendo così i secondi per un chilometro, il risultato deve essere diviso per 3.600 (secondi contenuti in un’ora). Per esempio pratico se il tempo di frazione è di 24 secondi per 100mt si avrà: 24 X 10 = 240 secondi a Km---------3.600: 240 = 15,0 km/h. Per calcolare la velocità di corsa rispetto alla soglia anaerobica è sufficiente moltiplicare la velocità di soglia per la percentuale del mezzo di allenamento che si vuole considerare. I ritmi di allenamento rispetto al valore di soglia sono: Lunghissimo + 25”; lungo + 20”, medio + 10”; ripetute lunghe 3km + 3”; ripetute lunghe 2km + 0; ripetute medie 1km – 3”; interval training 500mt – 5”: interval training 400mt – 10”; interval training 300mt – 15”; interval training – 20”. Per il calcolo della velocità di corsa rispetto alla soglia anaerobica si deve moltiplicare la velocità di soglia per la percentuale del mezzo di allenamento. Per esempio pratico con una soglia anaerobica di 15,0 km/h la velocità di allenamento del lungo sarà: 100% - 25% = 75%-----------15km/h X o,75 = 11,25 km/h. Individuata la velocità di corsa, per calcolare il tempo a km si deve dividere 3.600 (secondi che compongono l’ora) per la velocità. Per esempio pratico con una velocità di 11,25 km/h si avrà: 3.600 : 11,25 = 320------320:60 = 5,33 centesimi di minuto-------dal risultato si sottraggono i minuti interi (5)-------5,33 – 5 = 0,33 -----0,33 x 60 = 19,8 si ottiene così il tempo di 5’.19”.8 che è il tempo a km per correre il lungo.

La periodizzazione

La programmazione dei vari periodi fa riferimento alla “Piramide di Lydiard”, formata da 4 livelli di preparazione: 1 il periodo di costruzione; 2 il periodo di potenziamento; 3 il periodo di preparazione specifica; 4 il periodo agonistico. La programmazione dei diversi periodi si ritiene necessaria per dedicarsi specificamente alle qualità e agli aspetti tecnici da migliorare, considerando che la risposta di ogni sollecitazione è subordinata alle caratteristiche del soggetto e al periodo di condizionamento.

Periodo di costruzione

L’obiettivo tecnico principale di questa fase della preparazione è il condizionamento aerobico. A questo aspetto tecnico corrispondono alcuni importanti parametri fisiologici che sono subordinati alle qualità basilari della resistenza: lo sviluppo di un’ampia rete di vasi capillari; l’aumento del volume del sangue circolante nell’organismo; l’incremento del numero dei mitocondri; l’aumento degli enzimi ossidativi; una maggiore efficienza respiratoria; una maggiore efficienza nell’utilizzo degli acidi grassi; un rafforzamento delle strutture osteo-articolari. La fase di costruzione rappresenta l’allenamento base per tutti i podisti e va effettuata all’inizio di ogni tipo di preparazione. Per produrre effetti significativi dovrebbe durare dalle 6 alle 12 settimane. I molti chilometri che devono essere percorsi consigliano l’uso di scarpe tecniche che possiedano protezione e stabilità. I mezzi di allenamento da utilizzare in questa fase sono: il lunghissimo; il lento; le ripetute brevi.

Periodo di potenziamento

Il periodo di potenziamento è finalizzato ha migliorare la forza dei gruppi muscolari direttamente coinvolti nel gesto tecnico della corsa, ovvero: quadricipiti; glutei; femorali; polpacci. Particolare attenzione deve essere dedicata alla muscolatura addominale e paravertebrale, oltre ai muscoli che per coordinazione ed equilibrio sono complementari alla dinamica della corsa. La durata di questo periodo può durare dalle 3 alle 4 settimane. I mezzi di condizionamento sono costituiti dal medio in salita con pendenza 6-8% e dalle ripetute in salita con pendenza 10-12%.

Periodo specifico

La preparazione specifica serve a migliorare le qualità fisiologiche caratteristiche per il maratoneta. Il periodo specifico si divide a sua volta in due ulteriori fasi: la prima della durata di 4-6 settimane, per migliorare la soglia anaerobica; la seconda, di 6-12 settimane, per allenare il corpo e la mente ad affrontare l’impegno della maratona. I mezzi di allenamento sono: per la prima fase le ripetute lunghe e medie; per la seconda il ritmo maratona e il lungo.

Periodo agonistico

La preparazione culmina con il periodo agonistico, che per il maratoneta si concentra nel giorno della competizione.